mercoledì, 03 dicembre 2008
Elio rifiuta Ambrogino: traditi Biagi e Saviano
No all'attestato di benemerenza che la band delle Storie Tese avrebbe dovuto ricevere domenica a Palazzo Marino

Elio di «Elio e le storie tese» (Corradini)
 
MILANO - Il gran rifiuto è arrivato ieri via lettera. Gli «Elio e le storie tese», band che più milanese non si può, ringraziano e restituiscono al mittente l'attestato di benemerenza che avrebbero dovuto ricevere domenica a Palazzo Marino. No all'Ambrogino. Il motivo: «Non siamo d'accordo con la decisione di non assegnare la gran medaglia a Enzo Biagi e la cittadinanza onoraria a Roberto Saviano». Messaggio al Comune. Con toni che partono piano e man mano diventano rock: «Abbiamo ricevuto il vostro invito alla cerimonia del 7 dicembre. Desideriamo in primo luogo ringraziare chi ha proposto il nostro nome (il leghista Matteo Salvini, ndr). Vi comunichiamo altresì che non intendiamo accettare la benemerenza».
Spiegazione — il no a Biagi e Saviano — e la chiusa: «Come abbiamo fatto in questi vent'anni continueremo a rappresentare al meglio Milano, la città in cui siamo nati, viviamo e lavoriamo; che amiamo profondamente e che, proprio per questo, vorremmo vedere meglio trattata e rappresentata dalla sua amministrazione comunale».
Storia tesa, quella a Palazzo. E la sonata arriva dritta al lumbard Salvini, «dispiaciuto» per il no degli «Eli». Il capogruppo della Lega in Comune continua: «Con questo rifiuto Elio si è prestato ai giochi della politica e delle contrapposizioni tra destra e sinistra». Peccato. Sarebbe stato rivoluzionario vedere premiata la band che ha cantato il Parco Sempione e la terra dei Cachi, che odia l'Expo, il restauro della Scala e ha un cruccio: quel bosco di Gioia «abbattuto per sempre».
Annachiara Sacchi
03 dicembre 2008

Li ammiro sempre di più!!
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mercoledì, 03 dicembre 2008
UUUU

Negli anni '80 mediaset iniziò illegalmente a trasmettere su scala nazionale,  Craxi fece approvare vari decreti per neutralizzare le ordinanze dei pretori che minacciavano di oscurarla.
Nel 1991 Il governo Andreotti introdusse L'Iva agevolata al 4% sugli abbonamenti delle pay-tv       con l'intento di favorire tele+ (unica pay-tv italiana) la quale faceva parte del gruppo fininvest il cui proprietario era berlusconi. Dal 91 al 95 l'iva per telepiù era al 4%!, Nel '95 il governo Dini la innalzò all'atuale 10. Il leader socialista favoriva berlusconi non per simpatia ma in cambio di tangenti, ammontanti a 23 miliardi di lire, pagate su un conto estero.
Nel '94 Craxi non c'era più e berlusconi, schiato dai debiti,  decise di entrare in politica per farsi le leggi in prima persona. fu approvata la legge tremonti sulla detassazione degli utili reinvestiti, meediast spacciò come utili reinvestiti l'acquisto di vecchi film americani e risparmiò molti miliardi di tasse.  
.Nel '96 mediaset entrò in borsa ingannando la consob con bilanci truccati, per questo berlusconi fu inquisito ma il processo andò a monte grazie alla depenalizzazione del falso in bilancio approvata casualmentedal governo berlusconi nel 2003. Nel '99 rete4 perse il concorso per la concessione delle frequenze a vantaggio di Europa7 ma D'Alema, in nome della bicamerale, fece una proroga che consentiva a rete4 di continuare a trasmettere fino al 1gennaio 2004. Nel dicembre 2003 fu approvata la legge gasparri che sanciva il diritto di rete4 a tenersi le frequenze, e che eliminava qualsiasi tetto per la raccolta pubblicitaria televisiva. Infatti grazie a questa legge mediaset detiene il 60% della pubblicità e ha aumentato a dismisura il suo fatturato. La  Gasparri inoltre prevedeva un finanziamento pubblico per l'acquisto dei decoder che casualmente erano prodotti dall'azienda di Paolo Berlusconi. Dal '94 ci sono state varie sentenze della corte costituzionale che hanno dichiarato l'incostituzionale il possesso di tre televisioni e che una sarebbe dovuta andare sul satellite. All'inizio del 2008 la corte di giustizia europea ha dato ragione a Europa7, ha dichiarato illegittima la legge Gasparri e ha intimato all'Italia di liberare le frequenze occupate da rete4 e restituirle a Europa7 . Se il governo non adempirà a questo obbligo entro l'1 gennaio 2009 lo stato italiano dovrà pagare una maximulta di centinaia di milioni di euro.





 

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martedì, 18 novembre 2008
oondadi Simone Conte

Ragà qualcuno che fa il cordone, dai su”. Chi ha partecipato ad una delle manifestazioni che da più di un mese a questa parte contestano il Decreto Gelmini, ha sentito questa frase. Il cordone serve a tenere insieme il corteo, ad evitare allo stesso tempo infiltrazioni sgradite e fuoriuscite di gruppi più o meno nutriti dal percorso predefinito. Il cordone è semplicemente una catena umana di persone che si tengono per mano, ma è uno dei simboli dello spirito dell’Onda. Perché darsi un servizio d’ordine significa essere assolutamente determinati a perseguire l’obiettivo che ci si è dati, che è quello di far passare un messaggio ed uno solo: noi non siamo d’accordo. Ma dato che i media non vedono l’ora di parlare d’altro, un po’ perché gli scontri fanno più audience e un po’ perché così giornalisti pigri e venuti su a pane e comunicati stampa, non devono studiarsi il testo della legge 133, l’Onda si è organizzata per non farsi fregare. E allora anche se poi nessuno ha voglia di farlo, perché a fare cordone dopo un po’ ti fanno male le braccia, non puoi fumare una sigaretta, e in caso di pericolo sei il primo che ce le prende, a turno lo fanno più o meno tutti.........
Continua...
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domenica, 16 novembre 2008
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venerdì, 14 novembre 2008


diaz05
Come al solito la in Italia le forze dell'ordine se si macchiano di abusi non pagano mai. In quei giorni del 8 furono sospese le garanzie costituzionali, furono calpestati i diritti umani, ma nessuno pagherà davvero.  il pestaggio di persone inermi nella scuola Diaz fu  un'azione degna dei peggiori regimi sudamericani,  del tutto incompatibile con la democrazia. Questa sentenza è vergognosa perchè    sancisce che in Italia si possono organizzare brutali aggresioni adducendo prove false per giustificarle. E' allucinante che In questo paese si possano pestare 93 persone rimanendo sostanzialmente impuniti e senza che venga condannato nessuno di coloro che era ai vertici della polizia. Non ci si sforza mai di individuare le responsabilità dei capi, si tende sempre ad insabbiare tutto piuttosto che cercare la verità.

GENOVA - Undici ore di camera di consiglio per un sentenza che chiude, dopo quasi otto anni, quella che e' stata definita una delle pagine piu' nere della democrazia in Italia: i pestaggi alla scuola Diaz durante il G8 di Genova. Sono stati inflitti 35 anni e 7 mesi di reclusione totali, in gran parte condonati. Tredici condanne, sedici assoluzioni, tra le quali tutti i vertici della Polizia mandati a giudizio.

Scuola Diaz, era il 21 luglio 2001, a poche ore dalla morte del giovane Carlo Giuliani: le botte, gli insulti, le calunnie e gli atti falsi attraversarono quella notte e le stanze di quella scuola come una tempesta. In quelle aule, oltre 90 ragazzi pestati, insultati e calunniati. In molti erano in tribunale, stasera. Gli stessi che hanno ascoltato in silenzio il nome dei condannati (tutti i poliziotti del VII nucleo del Reparto Mobile di Roma che entrarono alla Diaz al comando di Vincenzo Canterini) e che hanno urlato 'vergogna, vergogna' quando hanno capito che il tribunale ha assolto i 'vertici', la 'catena di comando'. Un processo complesso, condotto sul filo del codice che vuole la responsabilita' penale strettamente personale, un processo sofferto per il ripetersi delle immagini dei pestaggi, del sangue, delle umiliazioni. E ancora, episodi dai contorni ambigui ricostruiti per dar loro concretezza - come quello delle molotov e delle coltellate al poliziotto -, il fantasma in quella scuola. Due pubblici ministeri, Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, che hanno parlato per ore e ore, oltre 40 memorie e contromemorie depositate, che ha visto il grande lavoro delle parti civili teso tutto a colmare lacune e cercare prove. Le parole delle difese, che nelle ultime udienze sono state pesantissime, una sfida che ha visto incrociare le spade tra avvocati e pubblici ministeri, attacchi frontali per demolire quello che da piu' parti e' stato chiamato 'il teorema'.

C'e' ansia in aula mentre si aspetta la sentenza. Molti sono presenti: Mark Covell, il giornalista inglese che fini' in coma per i calci e i pugni alla testa, e Haidi Giuliani, la mamma di Carlo; ci sono le ragazze che si trovarono gli occhi tumefatti e Vittorio Agnoletto, europedutato di Rifondazione comunista, ex leader del Genoa Social Forum. C'e' nervosismo per i rinvii, ora dopo ora, per una sentenza che prima doveva uscire alle 17 ed e' invece stata pronunciata alle 21. La lettura del presidente Gabrio Barone e' lenta, scandita, puntuale. Non scioglie pero' l' ansia e il nervosismo di un'aula che aspetta le condanne come un risarcimento morale e finanche politico. Un'aula che dimostrera' alla fine di non sopportare la parola 'assolto'. Piovono urla e fischi, dichiarazioni di fuoco, i carabinieri in servizio d'ordine attenti ma discreti, i pm che non commentano a caldo, le difese dei condannati che ripetono 'appelliamo, appelliamo'. In fondo all' aula, in silenzio, e' sempre rimasto Alfredo Fabbrocini, dirigente della squadra mobile di Parma. Per lui, i pm prima chiesero al giudice l' archiviazione, poi in tribunale l' assoluzione. Una tesi che il tribunale ha accolto in pieno. Se n'e' andato senza commentare.


GIOVANE FUORI DALL'AULA, GIUSTIZIA E' MORTA


ROMA - Un grido, 'vergogna, vergogna!', si leva dai banchi del pubblico quando si conclude la lettura della sentenza che assolve 16 su 29 imputati per quella che uno degli imputati, Michelangelo Fournier, aveva definito la ''macelleria messicana'' compiuta nella scuola
Diaz nella notte del Luglio 2001. Alfredo Biondi, legale di due degli imputati ed ex ministro della giustizia, commenta soddisfatto: ''Il teorema della procura e' stato sconfitto''.

Ed un altro legale, Marco Corini, difensore del capo dell'anticrimine Franco Gratteri, spiega meglio: ''Mi pare che il processo abbia dimostrato il fallimento del teorema che voleva una sorta di complotto di tutta la polizia. Ha dimostrato che ci possono essere dei violenti, che ci possono essere degli esaltati, ma che questi sono isolabili e le responsabilita' sono personali e non si possono fare condanne per responsabilita' istituzionali''.

Che con la sentenza di Genova cada il teorema di un complotto ordito dai vertici della polizia e' convinto il ministro della Difesa Ignazio La Russa, che pero' rimanda altri commenti alla lettura della sentenza per quanto riguarda le condanne degli agenti: ''Non vorrei - dice che la decisione fosse stata ingenerosa nei loro confronti''. Si e' chiusa una lunga giornata, fuori dal tribunale c'e' chi si abbraccia, chi piange. Un giovane continua a ripetere ''questa sera e' morta la giustizia''. Tacciono gli imputati, che hanno atteso la sentenza lontano dall'aula.

Il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini si dice ''lieto che la giustizia ordinaria riconosca una verita' nota a tutti gli italiani e cioe' che al vertice della polizia di stato ci sono stati e ci sono autentici galantuomini e servitori delle istituzioni'', mentre uno dei colonnelli di An, Maurizio Gasparri, parla di ''ridimensionamento di una violenta campagna'' contro la polizia. Da Verdi, Rifondazione e no global si alza un coro amaro: per Haidi Giuliani ai giudici ''e' mancata dignita' e coraggio'', per Vittorio Agnoletto ''e' stata sancita l'impunita' delle forze dell'ordine'' e quella di oggi ''e' stata una giornata tra le piu' tristi d'Italia''; Diliberto commenta ''pagano sempre i sottoposti, mai i capi''. A sorpresa, Forza Nuova si schiera con loro e denuncia come ''vergognosa'' la sentenza, come ''intoccabili i vertici della polizia e dei servizi in Italia''.
i Chiara Carenini dal sito http://www.ansa.it
 

genoa460276

«Quanta rabbia Mi hanno rotto otto costole»

GENOVA— Quando alle 8 la sentenza viene rinviata di un'ora, Marc Covell sussurra: «È troppo crudele». Il suo pestaggio (8 costole rotte, polmone perforato, trauma cranico, fratture) è stato definito dai pm «un martirio». Alla lettura della sentenza il giornalista di Indymedia è furibondo.

Qual è la sua emozione?
«Provo rabbia e dolore. Mi dispiace per l'Italia, che vive in una dittatura, e per Obama: avrebbe potuto avere un G8 tranquillo alla Maddalena, si troverà a rivivere il G8 di Genova».

Si aspettava molto dal processo.
«Mi aspettavo giustizia. Ho vissuto 7 anni di attesa; abbiamo avuto solo ingiustizia. Le prove erano schiaccianti. I poliziotti che ci hanno picchiato a sangue sono pericolosi e gli è stato detto che possono continuare a fare ad altri ciò che hanno fatto a noi».



I CONDANNATI E LE PENE INFLITTE
- Il tribunale ha condannato, sostanzialmente tutto il VII nucleo comandato da Vincenzo Canterini, anche se gran parte delle condanne sono state mitigate per effetto del condono. Canterini, condannato a 4 anni, è stato riconosciuto responsabile di falso ideologico e di calunnia in concorso mentre Michelangelo Fournier (2 anni di reclusione e non menzione), Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone sono stati condannati a tre anni ciascuno per lesioni personali continuate. Per l'episodio delle molotov il tribunale ha condannato Pietro Troiani (3 anni) e Michele Burgio (2 anni e mezzo) per la calunnia e per il porto illegale di armi da guerra. A tutti sono state concesse le attenuanti generiche ritenute prevalenti sulle aggravanti contestate a Fournier, Troiani e Burgio ed equivalenti per gli altri. Luigi Fazio, che è stato condannato a un mese di reclusione, è stato dichiarato interdetto dai pubblici uffici per un anno. Per lui il tribunale ha stabilito la non menzione. Tutti gli altri hanno avuto uguale pena accessoria per la durata delle rispettive pene. Le pene inflitte a Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri, Compagnone, Troiani e Burgio sono state interamente condonate. Il tribunale ha dichiarati condonati anche 2 anni della pena inflitta a Canterini. Infine, il tribunale ha stabilito che Canterini, Fournier, Basili, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnone siano condannati in solido e con il responsabile civile, Ministero dell' Interno, al risarcimento di tutti i danni patiti dalle parti civili.



GLI ASSOLTI -
Il Tribunale di Genova, con la sentenza di oggi sui fatti della scuola Diaz al G8 del 2001, ha assolto perche' il fatto non sussiste Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell' Aisi, e Francesco Gratteri, capo della direzione centrale anticrimine. Per loro l' assoluzione e' stata pronunciata con formula piena. Sono stati anche assolti Massimo Nucera e Maurizio Panzieri per l' episodio della coltellata ricevuta da Nucera durante il blitz nella scuola Diaz. Sia Nucera che Panzieri, accusati di calunnia, sono stati assolti perche' il fatto non sussiste. Assolti anche Gilberto Caldarozzi, Filippo Ferri, Fabio Ciccimarra, Nando Dominici, Spartaco Mortola, Carlo Di Sarro, Massimo Mazzoni, Renzo Cerchi e Davide Di Novi. Con loro sono stati assolti anche Massimiliano Di Bernardini e Salvatore Gava. Alfredo Fabbroccini, l' unico per il quale i pm avevano chiesto l' assoluzione, e' stato completamente scagionato. Il tribunale ha anche assolto Canterini dall' accusa di lesioni ai danni di una parte civile assieme a Fournier, Basile, Tucci, Lucaroni, Zaccaria, Cenni, Ledoti, Stranieri e Compagnoni.
dal sito www.ansa.it

Cosi' la scuola dopo il blitz di quella notte

GENOVA - La mattina del 22 luglio del 2001 chi vide la scuola Diaz dopo l'irruzione notturna della polizia definì quei locali come torturati dal passaggio di un tornado, di quelli che abbattono tutto ciò che incontrano sul loro cammino: vetri rotti, computer divelti, indumenti strappati e sparsi dappertutto, tracce di sangue ancora fresco su pavimenti e pareti. Erano passate poche ore dal blitz che, venne spiegato allora dalle forze dell'ordine, era mosso dalla ricerca di armi e di persone, tra cui black bloc, che avevano partecipato agli scontri nei quali, poche ore prima, era morto Carlo Giuliani. Il bilancio complessivo fu di 66 feriti e 96 fermati. Nell'edificio di via Cesare Battisti erano ospitati il 'press center' di Indymedia e gli studi di Radio Gap (l'emittente ufficiale del contro G8) oltre a diversi ragazzi e ragazze che avevano preparato giacigli improvvisati stendendo i sacchi a pelo nelle sale e nei corridoi. Anche l' edificio di fronte, un'altra scuola, dove aveva sede il centro stampa del Genoa social forum, fu perquisito dalle forze dell' ordine: anche in questo caso computer e telefoni non si salvarono. Alla Diaz, l'ampio salone al piano terra che era stato trasformato dai giovani in dormitorio, fu completamente devastato: ovunque sacchi a pelo multicolori stracciati, maglie, pantaloni e camicie (quasi tutte lacerate) sparsi per l'intero vano, libri scritti in tante lingue diverse sparpagliati sul pavimento e pagine stracciate. In una saletta adiacente all'androne (l'area adibita dai giovani a 'quartier generale dell'informazione anti G8') diversi computer distrutti e gettati a terra. Rovesciati dai tavolini, con i monitor frantumati, le tastiere spezzate sul pavimento, cosparso da schegge di vetro delle tante finestre andate in mille pezzi. Ai piani superiori, tra indumenti e sacchi a pelo rovinati, spuntano anche tracce di sangue. E nei corridoi del primo piano, in diversi punti del pavimento, le chiazze di sangue ancora fresco si estendevano su parte della superficie. A dimostrazione della necessità del blitz la polizia esibì subito dopo le molotov, le spranghe, i coltelli e le tute nere che, venne detto, erano state trovate nella scuola durante la perquisizione. L'intervento, fu spiegato, si rese necessario anche perché una volante che passava di fronte era stata colpita da un lancio di pietre.
dal sito www.ansa.it
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lunedì, 10 novembre 2008
 
silvio-berlusconi-ditomedioEcco chi è la persona integerrima che gli italiani hanno eletto  per la terza volta:


I processi di Berlusconi:

1) Le leggi ad personam sono 16: decreto Biondi, Tremonti, rogatorie, falso in bilancio, Cirami, Maccanico-Schifani, ex-Cirielli, Gasparri, salva-Rete4, Frattini, condoni fiscale e ambientale, Pecorella, bloccaprocessi, Alfano, prossimamente intercettazioni.
2) Prima della discesa in campo, Berlusconi era già stato indagato nel 1983 (poi archiviato) per traffico di droga e imputato nel 1989 per falsa testimonianza sulla P2 (colpevole, ma salvo grazie all’amnistia del 1990); nel 1992-93 vari manager del suo gruppo erano sott’inchiesta per i fondi neri di Publitalia e del Milan, tangenti a Dc, Psi e Cariplo. Come scrive il gip bresciano Carlo Bianchetti nel 2001, archiviando le denunce berlusconiane contro il pool di Milano: “L’impegno politico del denunciante e le indagini ai suoi danni non si pongono in rapporto di causa ed effetto; la prosecuzione di indagini già iniziate e l’avvio di ulteriori indagini collegate in nessun modo possono connotarsi come attività giudiziaria originata dalla volontà di sanzionare il sopravvenuto impegno politico dell’indagato”. Anzi, è probabile che sia sceso in campo per salvarsi dalle inchieste già aperte sul suo gruppo, prevedendo che sarebbero giunte fino a lui.
3) I processi al Cavaliere sono 15: 5 in corso (corruzione Saccà, corruzione senatori, corruzione giudiziaria Mills, fondi neri Mediaset, Telecinco in Spagna) e 10 già conclusi, più varie indagini archiviate (6 per mafia e riciclaggio, 2 per le stragi mafiose del 1992-’93, ecc.).

Nei 10 processi già chiusi, le assoluzioni nel merito sono solo 3: 2 con formula dubitativa (comma 2 art.530) per i fondi neri Medusa e le tangenti alla Finanza (“insufficienza probatoria”), 1 con formula piena per il caso Sme-Ariosto/1. Altre 2 assoluzioni - All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2 - recano la formula “il fatto non è più previsto dalla legge come reato”: l’imputato se l’è depenalizzato (falso in bilancio). Per il resto: 2 amnistie per la falsa testimonianza sulla P2 e un falso in bilancio sui terreni di Macherio; e 5 prescrizioni, grazie alle attenuanti generiche, che si concedono ai colpevoli, non agli innocenti: All Iberian/1 (finanziamento illecito a Craxi), caso Lentini (falso in bilancio con prescrizione dimezzata dalla riforma Berlusconi), bilanci Fininvest 1988-’92 (idem come sopra), 1500 miliardi di fondi neri nel consolidato Fininvest (come sopra), Mondadori (corruzione giudiziaria del giudice Metta tramite Previti, entrambi condannati).

 

1)      4) Il caso Lentini. Lentini fu pagato dal Milan con fondi neri extrabilancio: miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione dell'acquisto del giocatore, reato di falso in bilancio dichiarato prescritto grazie alla legge sul falso in bilancio approvata dal governo Berlusconi.



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categoria:processi, berlusconi, ad personam
sabato, 08 novembre 2008

 
Quest'uomo riesce a farmi vergognare  di essere italiano, la serie di gaffes non si contano più ormai, questa volta ha definito Obama "giovane bello ed abbronzato" . Sono parole in libertà solitamente pronunciate  all'estero quando, libero dal controllo dei suoi consiglieri, "esce al naturale" e mostra il suo vero volto, quello di un ometto arrogante di basso livello intellettuale che si fa forte del suo potere economico-mediatico.Il suo narcisismo smisurato non gli conente di ammettere di aver sbagliato anche contro ogni evidenza, in questo caso ha definito coglioni ed imbecilli tutti coloro che hanno trovato sgradevole la sua battuta ( in pratica si è riferito a tutto il mondo, visto che all'estero ha ricevuto critiche dai maggiori giornali e siti web).  E' come se un comico incapace si scagliasse contro il pubblico perchè non si è divertito.
 Quello su Obama è un commento di una persona sciocca, privo di qualsiasi spessore politico che denota immensa superficialità ed un infimo livello intellettuale. A nessun altro primo ministro passerebbe neanche nell'anticamera del cervello di fare un'affermazione simile, ma l'imbarbarimento della politica italiana rende tutto giustificabile. Ill piazzista di Arcore ci rende ridicoli in tutto il mondo, non riesce a capire che far ridere e saper far ridere sono due cose ben diverse.


 

Dal Corriere della Sera:

«Iccona pop« o gaffeur seriale: per il mondo il premier è un istrione a volte spiazzante

Dai «cinesi bolliti» alle corna
Le battute di Silvio l'Incompreso

La gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari. I finlandesi indignati per la leader «sedotta»

Berlusconi con Medvedev (Reuters)
Berlusconi con Medvedev (Reuters)
Convinto che grazie a lui l'Italia sia «il Paese più simpatico del mondo», Silvio Berlusconi si è lanciato ieri in una delle battute che lo fanno ridere assai. E nella scia dell'astuta diplomazia internazionale di due ministri come Umberto Bossi e Roberto Calderoli che da anni chiamano i neri «bingo bongo», ha ieri salutato Barack Obama come uno «che è anche bello, giovane e abbronzato».

Come prenderà la cosa il prossimo presidente americano, al quale il nostro premier si era già offerto di «dare consigli» come usavano i barbieri col «ragazzo spazzola» non si sa. È da quando era piccolo che come tutti i neri sente spiritosaggini del genere: «cioccolato», «carboncino», «palla di neve»... Non ci avesse fatto il callo non sarebbe arrivato alla Casa Bianca. Certo, se il Cavaliere voleva «sdrammatizzare» il primo commento del «suo» capogruppo al Senato Maurizio Gasparri dopo l’elezione («Al Qaeda sarà contenta») non poteva scegliere parole più eccentriche. Fatti i conti col contesto internazionale, è probabile che Obama farà spallucce: boh, stupidaggini all’italiana. Da prendere così, come le barzellette da rappresentanti di aspirapolvere sui lager, i malati di Aids, i froci... L’importante è non prendere sul serio chi le racconta. Esattamente quello che hanno fatto, in questi anni, molti dei protagonisti della scena mondiale. Spesso spiazzati dalle sortite di un uomo che secondo Giuliano Ferrara è «un’opera pop».

Nessuno è mai stato stato così contento di se stesso e così spesso «incompreso» sulla scena mondiale. Basti ricordare quando disse al parlamento europeo che avrebbe proposto a un amico che girava un film sui lager nazisti di dare al socialista Martin Schulz la parte del kapò. Gelo in aula. Interrotto dopo lo stupore da urla d’indignazione. E lui: «Era solo una battuta per cui è scoppiato a ridere l’intero Parlamento. Un’osservazione di venti secondi poiché volevo allentare l’atmosfera... La vicenda è stata enormemente gonfiata dalla sinistra». In realtà, spiegò, «in Italia tengono banco da decenni storielle sull’Olocausto. Gli italiani sanno scherzare sulle tragedie per superarle...». E a quel punto si incazzarono ancora di più gli ebrei. Che difficile, farsi capire... Non lo capirono i ministri degli Esteri europei quando a una riunione a Caceres fece le corna a un collega durante la foto ufficiale: «Volevo far ridere un simpatico gruppo di giovani boy-scout». Non lo capirono i giornalisti russi il giorno che, già ustionati dal numero di cronisti assassinati a Mosca, restarono basiti per il modo in cui reagì alla domanda di una giovane reporter che aveva osato chiedere a Putin se avesse una relazione con una gentile signorina: fece finta di imbracciare un mitra e di dare una sventagliata. Non lo capì il danese Rasmussen quando spiegò che «è anche il primo ministro più bello d’Europa... Penso di presentarlo a mia moglie, perché è molto più bello di Cacciari... Secondo quello che si dice in giro... Povera donna».

E poi non lo capì il giornalista del Times: «Nel bel mezzo del discorso di Chirac in Canada, Berlusconi si è alzato e ha cominciato a distribuire orologi agli altri leader, con un delizioso sprezzo politico». Non lo capirono i palestinesi quando ammiccò: «Arafat mi ha chiesto di dargli una tivù per la striscia di Gaza, gli manderò "Striscia la notizia"». E non lo capì il cronista del giornale russo Kommersant durante la visita di Berlusconi e Putin allo stabilimento Merloni di Lipetsk: «Il premier italiano era particolarmente attivo ed era chiaro che aveva un obiettivo: non sarebbe stato contento se non fosse riuscito ad avvicinarsi ad un gruppo di operaie. Poi rivolto a Putin: "Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella". Aveva già individuato la sua vittima. Si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa. Lei s’è scansata ma il signor Berlusconi in passato deve aver fatto esperienza con donne anche più rapide di questa: con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia».

Che male c’è? È estroso. Macché: non lo capiscono. Come quella volta che spiegò: «Mi accusano di aver detto che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi». Non l’avesse mai fatto! Immediato comunicato del ministero degli Esteri cinese: «Siamo contrariati da queste affermazioni infondate. Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l’Italia». Uffa, era una battuta... Sul cibo, poi... «Rimpasto? No, grazie, non mi occupo di paste alimentari... Poi, dopo la visita in Arabia Saudita, mangio solo riso in bianco...». E si indispettirono i sauditi. Uffa, che permalosi... Il massimo lo diede sulla sede dell’agenzia alimentare europea che rischiava di finire a Helsinki: «Parma sì che è sinonimo di buona cucina, mentre i finlandesi non sanno nemmeno cos’è il prosciutto. Come si può pensare di collocare questa agenzia in un Paese che forse va molto fiero della renna marinata o del pesce baltico con polenta? Per portare l’Agenzia a Parma ho rispolverato le mie doti di playboy con la presidente finlandese Tarja Halonen». Ed ecco l’incidente diplomatico. Con tanto di protesta ufficiale e convocazione dell’ambasciatore italiano: come si permetteva? Immediata rappresaglia delle associazioni dei produttori finlandesi: «Non compreremo più vini e oli italiani». E lui: «Ho fatto solo una battuta di galanteria. C’è una mancanza di sense of humour...». In fondo si tratta di strategia internazionale. «Cazzeggio strategy», diciamo. Mica le capisce, certe reazioni. Lui, quando a un vertice è saltata fuori la storia che è bassotto mica se l’è presa. Si è tolto una scarpa, l’ha messa sul tavolo e l’ha mostrata a tutti: «Visto? Non ce li ho i tacchi alti. È che mi dipingono così».

Gian Antonio Stella
07 novembre 2008

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categoria:berlusconi, scritto da me, obama
venerdì, 07 novembre 2008
obamaObama presidente degli  Stati Uniti, a volte si realizza anche quel che solo pochi mesi fa sembrava solo un'utopia.   Dopo otto anni che hanno diffuso odio e divisioni si volta decisamente pagina! E' tornata la speranza, sono state sconfessate le teorie folli dei neoconservatori: l'unilateralismo in politica estera, il ricorso alla guerra preventiva per difendere gli interessi delle multinazionali americane . L'epoca del liberismo estremo inaugurata da Reagan, che prevedeva un'economia priva di regole e l'azzeramento dello stato sociale, sembra ormai tramontata. La crisi economica ha fatto svanire l'illusione che il mercato potesse autoregolarsi, iI fallimento dell'economia fondata sulla finanza e non più sulla produzione reale  ha travolto questa idea distorta di capitalismo  e ha fatto riaffiorare nell'opinione pubblica americana l'esigenza di sicurezza sociale. Obama ha intercettato questa istanza e dopo decenni è tornato a parlare di redistribuzione della richezza, della necessità di una assistenza sanitaria pubblica libera dalle assicrazioni private  e dell'importanza di un'istruzione pubblica che permetta a tutti di raggiungere un buon livello di istruzione. Obama ha spodestato gli interessi economici riportando l'uomo al centro  della scena. Mcain rappresentava un mondo che non esiste più, con la sua ostinazione a riproporre per l'ennesima volta la promessa trita e ritrita di abbassare le tasse, come se fosse la panacea di tutti i mali. Gli americani ora hanno altre priorità, hanno capito che l'intervento dello stato in economia è indispensabile, hanno scelto il cambiamento, hanno scelto Obama.
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martedì, 04 novembre 2008

Dell'Utri: «Con Mussolini lo Stato era più presente
Mangano? Un eroe. Vicenda P2 strumentalizzata»

ROMA (4 novembre) - «Mussolini sbagliò, non c'è dubbio, ma quando era al potere lo Stato era più presente di quanto non lo sia adesso. Aveva dato, e in questo è stato l'unico, un senso di patria al Paese che non c'era prima e non c'è stato neanche dopo»: è quanto sostiene il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri, intervistato da Klaus Davi per "KlausCondicio", trasmissione politica su "YouTube". Dell'Utri ha parlato anche sulla scorta della recente scoperta di alcuni diari del Duce, risalente agli anni compresi tra il '35 e il '39 incluso, cui si è aggiunta un'agenda del '42, da cui, sostiene Dell'Utri, «viene fuori l'immagine di un uomo di valore, dal punto di vista sia umano che culturale. Mussolini cita spesso le classi deboli e più bisognose. Molti provvedimenti in loro favore e diverse leggi sociali, come quelle che disciplinano la previdenza contro gli infortuni e la nascita dell'Inps e dell'Inail, risalgono proprio al famigerato Ventennio. Che dire poi delle colonie? L'Italia, essendo un Paese che occupa tutto lo spazio del Mediterraneo, non poteva restare fuori dalla politica di espansione delle potenze occidentali».

«L'antifascismo è un concetto obsoleto - dice Dell'Utri - Ogni qual volta si tocca questo tasto succede un'insurrezione, poiché questa situazione non è mai stata chiarita del tutto e la verità non è mai venuta a galla. Credo che ci sia ancora da lavorare da parte di tutti. C'è anche da dire che il concetto di antifascismo è di per sé obsoleto: ritorna puntualmente in auge perchè mancano nuovi argomenti seri di discussione e si finisce con il rivangare sempre gli stessi».

«La P2 è una cosa che è stata montata per non parlare d'altro. Certo, esisteva per fare affari, ma è stata sempre strumentalizzata, da 40 anni a questa parte. Non si è mai voluto mettere la parola fine. Non c'è niente da fare. E' il costume del nostro Paese: prima di cambiarlo ci vorranno generazioni»: sono queste le considerazioni espresse da Dell'Utri parlando con Davi del programma tv a cui partecipa l'ex venerabile della P2 Licio Gelli. Dell'Utri dice di non essere «mai stato invitato. Mi hanno fatto un'intervista parlando dei diari di Mussolini, so che entrerà dentro. Gelli non lo conoscevo neanche ai tempi...».

«Mangano era un eroe». Il senatore Dell'Utri ribadisce, come aveva già fatto qualche mese fa, chesecondo lui lo stalliere di Arcore, Mangano, pluricondannato e accusato di reati di mafia, «era un eroe. Tra le tante persone assunte ad Arcore c'era anche Mangano, che io conoscevo e sapevo bravo nella conduzione degli animali, perché lì c'erano soprattutto cani e cavalli. Mangano fu scelto per stare ad Arcore come stalliere e si comportò benissimo. Mangano, malato com'era, avrebbe potuto uscire dal carcere e andare a casa, se avesse detto solo una parola contro di me o contro il presidente Berlusconi. Invece non lo ha fatto. Per me è un eroe, a modo suo. Un conto è dire così, un conto dire che è un eroe in senso assoluto». Il senatore, inoltre, respinge le voci di una presunta raccomandazione di Mangano da parte sua. «A parte il fatto che parliamo del 1974 - osserva - cercavamo semplicemente del personale adatto per la tenuta della casa di Arcore con i suoi 100 ettari di terreno».


Ecco, l'eminenza grigia di Forza Italia è tornata alla carica, come suo solito ci illuminato con il suo senso civico, l'alto valore morale e amore per la democrazia. Soltanto in Italia può sedere in parlamento un  condannato in via definitiva per frode fiscale e in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Nelle nazioni serie quelli così stanno in galera non diventano certo senatori. In Inghilterra un politico ha finito la carriera  perchè si è scoperto che aveva compiuto il crimine di aver raccomandato la colf per ottenere più celermente il permesso di soggiorno.....proprio come accade in Italia!

Il simpatico Marcello con la sua solita faccia tosta ha di nuovo definito Mangano un eroe perchè non ha parlato, non ha confessato, in poche parole è una lode all'omertà: la colonna portante della mafia.  Negli altri paesi nessun politico oserebbe definire eroe un boss mafioso, gli costerebbe come minimo le dimissioni ma noi siamo in Italia dove la pedagogia dell'illegalità è la norma, tutto sembra accettabile.

Ha ragione Dell'Utri, il fascismo non era poi così negativo  tranne il trascurabile particolare che se qualcono non era d'accordo con mussolini ed osava criticarlo veniva ucciso o perseguitato, ma ripeto: sono dettagli. Il fatto che Mussolini abbia attuato politiche per le fasce di popolazione più povera non può giustificare la cancellazione della democrazia, ragionando così sii può affermare che Hitler ha risollevato l'economia tedesca e che in Russia Stalin ha fatto aumentare il pil in modo esponenziale.  Tra l'altro è bene ricordare che  i  diari a cui fa riferimento il buon Dell'Utri sono FALSI; sono caratterizzati da discordanze cronologiche, brani copiati da giornali dell'epoca e nomi sbagliati.

Dell'Utri ringrazia mussolini di aver ridato dignità al concetto di patria, trascurando il fatto che attraverso l'idea  distorta di patria riuscì a trascinare  l'Italia nella seconda guerra mondiale da cui il nostro paese uscì in macerie. 

Il fondatore di Forza Italia dice che l'antifascismo è obsoleto, ma esisterà finchè ci saranno persone ignobili come lui che inneggiano al fascismo o che tentano di fare revisionismo storico. Non è per nulla obsoleto, ha ragione Fini ad affermare che il fascismo è il male assoluto!
Questi continui tentativi di revisionismo sono vergognosi, si tenta di stravolgere gli eventi storici per creare un clima favorevole all'instaurazione del modello berlusconiano di stato autoritario.



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categoria:dellutri, scritto da me, impunità, diari mangano
sabato, 25 ottobre 2008
nat
Ho trovato di notevole interesse un articolo pubblicato il 15 ottobre su "Nature" che illustra in modo perfetto le ripercussioni negative che i tagli decisi da Tremonti avranno su università e ricerca. Tagliare la ricerca significa tagliare il futuro all'Italia, senza investire nella conoscenza lo sviluppo economico fra qualche annodiverrà un miraggio. La politica populista berlusconiana costa molto cara, fa disperdere risorse con provvedimenti miopi, utili solo per costruire un consenso effimero.


Ecco l'aticolo:


"Nel tentativo di accelerare la sua arrancante economia, il governo italiano si concentra su obiettivi facili, ma sconsiderati. È un periodo buio e arrabbiato per i ricercatori in Italia, esposti ad un governo che mette in atto la sua strana filosofia per il taglio dei costi. La settimana scorsa, decine di migliaia di ricercatori sono scesi in strada per manifestare la loro opposizione ad una proposta di legge volta a frenare la spesa pubblica. Se passa, come previsto, la legge provocherebbe il licenziamento di quasi 2000 ricercatori precari, che costituiscono l’ossatura degli istituti di ricerca italiani perennemente a corto di personale - e metà di essi sono già stati selezionati per posizioni a tempo indeterminato.

Proprio durante la manifestazione dei ricercatori, il governo di centro-destra di Silvio Berlusconi, che è tornato al governo lo scorso maggio, ha deciso che i fondi di università e ricerca potrebbero essere usati per aiutare le banche e gli istituti di credito italiani. Questa non è la prima volta che Berlusconi ha bersagliato le università. Ad agosto ha firmato un decreto che tagliava i fondi universitari del 10% e ha permesso di coprire solo una posiziona accademica vuota su cinque. Ha anche permesso alle università di trasformarsi in fondazioni private per ottenere introiti aggiuntivi. Dato il clima attuale, i rettori universitari ritengono che l’ultimo passo sarà usato per giustificare ulteriori tagli ai fondi e che alla fine li costringerà a cancellare i corsi che non hanno grande valore commerciale, come gli studi classici o addirittura le scienze di base. La notizia è arrivata all’inizio delle vacanze estive, ma le conseguenze sono state comprese pienamente solo ora - troppo tardi, visto che il decreto sta per essere trasformato in legge.

Nel frattempo, il Ministro per l’educazione, l’università e la ricerca, Mariastella Gelmini, non si è espressa in merito a tutte le questioni relative al suo ministero tranne quella sulle scuole secondarie e ha permesso che decisioni governative consistenti e distruttive fossero eseguite senza fare alcuna obiezione. Ha rifiutato di incontrare i ricercatori e gli accademici per ascoltare le loro preoccupazioni o per spiegare loro le direttive che sembrano richiedere il loro sacrificio. Inoltre non ha neppure delegato un sottosegretario che si occupi di tali questioni al suo posto.

Le organizzazioni scientifiche colpite dalla legge sono tuttavia state ricevute dall’ideatore della legge, Renato Brunetta, Ministro della pubblica amministrazione e innovazione. Brunetta ritiene che si possa fare ben poco per fermare o modificare la legge, anche se è ancora in discussione nei vari comitati e deve ancora essere votata in entrambe le camere. In un’intervista ad un quotidiano, Brunetta ha paragonato i ricercatori ai “capitani di ventura” [sic N.d.T.], mercenari avventurieri del rinascimento, dicendo che dar loro un lavoro permanente equivarrebbe quasi ad ucciderli. Ciò mistifica un problema che i ricercatori gli avevano spiegato: che la ricerca di base di un paese richiede un adeguato rapporto tra il personale permanente e quello precario, con i ricercatori precari (per lo più post-dottorati) che si spostano tra laboratori di ricerca permanenti, stabili e ben equipaggiati. In Italia, come hanno tentato di spiegare a Brunetta, questo rapporto è tutt’altro che adeguato.

Il governo Berlusconi può anche ritenere che siano necessarie delle misure finanziare severe, ma i suoi attacchi alla ricerca di base italiana sono avventati e poco lungimiranti. Il governo ha trattato la ricerca semplicemente come un’altra spesa da tagliare, quando invece dovrebbe essere considerata un investimento per costruire l’economia del sapere del ventunesimo secolo. In effetti l’Italia ha già sposato questo concetto aderendo alla Strategia di Lisbona 2000 dell’Unione Europea, in cui gli stati membri hanno promesso di aumentare i fondi di ricerca e sviluppo (R&D) fino al 3% del loro prodotto interno lordo. L’Italia, un paese del G8, ha una delle spese in R&D più basse del gruppo, essendo appena dell’1.1%, meno della metà di quanto spendono nazioni comparabili come la Francia e la Germania.

Il governo non deve considerare solo i guadagni a breve termine attuati attraverso un sistema di decreti facilitato da ministri compiacenti. Se vuole preparare un futuro realistico per l’italia, come dovrebbe, il governo non dovrebbe riferirsi pigramente al passato, ma capire come funziona la ricerca in Europa oggi."

tratto Da:  http://www.nature.com/nature/journal/v455/n7215/full/455835b.htmlstero.

Traduzione tratta da Italiadallestero.info.